Nuove stabilizzazioni a rischio il maxiconcorso Puglia

Nuove stabilizzazioni a rischio il maxiconcorso Puglia

Venerdì 27, subito dopo la parentesi natalizia, verrà pubblicato in Gazzetta ufficiale il bando per il nuovo concorso della Asl Bari che recluterà 1.132 infermieri per tutti gli ospedali. Ma proprio in queste ore, nell’ambito della legge di Stabilità, il Parlamento discute di una norma che potrebbe costringere (anche) la Puglia a rivedere tutto. La possibile proroga dei termini della stabilizzazione dei precari prevista dalla legge Madia potrebbe infatti riaprire una partita che la Regione e le Asl hanno (faticosamente) chiuso nei mesi scorsi.

La legge Madia ha consentito di assumere a tempo indeterminato chi, entro il termine del 31 dicembre 2017, ha maturato almeno tre anni di servizio (anche non continuativi) negli ultimi otto, sommandosi a una disposizione di contenuto analogo (il decreto legislativo 165/2001) che riguardava esplicitamente la sanità. Ora un subemendamento (a prima firma Castellone del M5S) ha spostato ulteriormente (cioè al prossimo 31 dicembre), il termine di proroga della legge Madia già previsto (al 30 giugno scorso) da un emendamento del relatore alla manovra. Insomma, l’intenzione del governo è di riaprire all’ingresso dei precari, anche per evitare – questa la chiave di lettura – una eventuale procedura di infrazione in sede europea per l’eccessivo utilizzo di contratti a termine: bisognerà solo vedere (la discussione su questo è andata avanti per tutta la scorsa notte) quanto sarà ampia questa porta.

L’emendamento ha valore generale, ma è stato pensato in particolare per l’emergenza in atto nella sanità dove si applicherà anche ai medici. In Puglia, però, il concorso già varato dalla Asl Bari nasce anche dalla necessità di dare una «seconda possibilità» a chi non ha potuto sfruttare la prima ondata di stabilizzazioni, visto che il 40% dei posti a concorso (che in realtà sono 566, la metà del totale) è riservato a chi ha maturato almeno tre anni di contratti a termine. L’altra metà dei posti disponibili è invece riservata alle procedure di mobilità, regionale o interregionale, anche queste obbligatorie per legge: ci sarà chi torna a casa dal Nord e chi vuole spostarsi da una Asl all’altra.

«Se la proroga dovesse passare ne verificheremo innanzitutto il perimetro – dice il capo dipartimento Vito Montanaro – e, se ci sono concorsi in atto, dovranno tenerne conto». Non a caso ieri, nell’incontro settimanale con i direttori generali, Montanaro ha chiesto a tutte le Asl una ricognizione dei contratti a tempo determinato in atto al 30 giugno e al 31 dicembre. Si parla più o meno di 1.500 persone di personale sanitario non medico. Ma – questa la novità – stavolta la stabilizzazione potrebbe riguardare anche gli amministrativi.

Sarà comunque difficile avere un quadro dei possibili «stabilizzandi», perché le Asl non hanno contezza degli eventuali anni di servizio maturati fuori dalla Puglia. La vecchia procedura di stabilizzazione ha portato in totale ad assumere a tempo indeterminato circa mille unità di personale infermieristico (220 solo in Asl Bari), attraverso una graduatoria riservata. Ora bisognerà capire se – ed in quale modo – il concorso già varato potrà essere corretto in corsa per tenere conto della possibile proroga della Madia. In caso contrario, il bando dovrà essere ritirato e ripartirà da zero

PARTE LA GUERRA DELLE CAPOSALA, BUFERA SULLE REGOLE PER I BANDI – In ballo ci sono gli incarichi di funzione del personale di comparto. Ad esempio quelli degli ex infermieri caposala, che hanno un peso importante sia dal punto di vista organizzativo che da quello economico. E che – secondo il nuovo contratto collettivo – vanno assegnati attraverso un avviso pubblico a chi possiede i requisiti. Una «novità» già applicata in tutta Italia, ma che in Puglia si è trasformata in un caso: il Policlinico di Bari è già partito con il bando dopo un regolamento concordato con le organizzazioni firmatarie (lo hanno emanato anche le Asl di Brindisi e Bat), e un sindacato autonomo (l’Usppi di Nicola Brescia) ha inscenato una protesta che ha portato, giorni fa, a occupare gli uffici della direzione generale.

Brescia sarà ricevuto oggi dal governatore Michele Emiliano. Ma ora sul piede di guerra scendono gli altri sindacati, che preannunciano una lettera aperta da parte degli infermieri. In prima linea c’è la Fials, che con il segretario generale Giuseppe Carbone ha attaccato frontalmente la Regione e – in particolare – una circolare con cui, a novembre, l’assessorato ha emanato le linee guida. «Un abbaglio tecnico», le definisce Carbone secondo cui c’è solo da applicare il nuovo contratto che ha innovato le funzioni di coordinamento (ora ci sono anche i capi tecnici e i capi ostetrici), e che è stato pure condiviso dalla Puglia in sede di Conferenza delle Regioni.

Per capire di cosa parliamo, l’incarico di coordinamento valeva 1.500 euro l’anno ed era sempre revocabile. Con il nuovo contratto si va dai 3mila ai 15mila euro, ed è necessario aver frequentato un apposito master. «L’incarico di organizzazione non equivale a quello di coordinamento – dice Saverio Andreula, presidente dell’Ordine degli infermieri di Bari – perché ha anche un carattere gestionale. Ed è questo uno degli errori in cui è incorsa la Regione, secondo cui sarebbero in atto tavoli ministeriali e interregionali che in realtà non esistono». Nel solo Policlinico, sono in palio circa 80 incarichi per per circa 500 candidati, a livello regionale gli incarichi potrebbero essere circa un migliaio. Ma già venerdì scorso una lettera del capo dipartimento Vito Montanaro ha «sterilizzato» gli effetti della circolare dell’assessorato

di

 MASSIMILIANO SCAGLIARINI

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