NURSING TRANSCULTURALE

NURSING TRANSCULTURALE

L’infermiere presta assistenza secondo principi di equità e giustizia, tenendo conto dei valori etici, religiosi e culturali, nonché del genere e delle condizioni sociali della persona.

Leggere un quotidiano o guardare un telegiornale, di questi tempi, è una pratica che mette a dura prova la coscienza e scombussola opinioni e credenze di tutti noi; l’articolo 4 del Codice Deontologico degli infermieri, però, parla chiaro. E, per fortuna, continua a rappresentare una guida fondamentale per la pratica infermieristica. L’infermiere è un professionista che, indossata la divisa, mette fra parentesi la maggior parte dei propri dubbi,    consapevole del fatto che un’assistenza di alto profilo non può fare a meno dell’accoglienza delle persone, ciascuna con le proprie personali differenze. Gli infermieri italiani sono quotidianamente a contatto con una gamma molto ampia di culture differenti fra loro, ma fino a che punto sono consapevoli della propria competenza culturale?

Gli errori che più facilmente si commettono su questi argomenti sono tre:

stereotipizzazione: pensare a priori che tutti i membri di un particolare gruppo condividano gli stessi valori e le stesse credenze, che siano fondamentalmente simili gli uni agli altri, significa disumanizzareil soggetto (e, quindi, la cura), impedendo la sua visione come individuo unico quale in realtà è;

generalizzazione: è frutto di mancanza di informazioni, cosa che porta a non vedere il singolo, ma ad agire basandosi sull’attribuzione di un ampio mix di credenze e comportamenti ai componenti di un certo gruppo culturale. Può permettere di garantire un’assistenza adeguata, ma il confine con la stereotipizzazione è molto sottile e l’infermiere deve sempre tenerlo presente;   etnocentrismo: la convinzione che la propria sia l’unica etnia “giusta” è un qualcosa che l’infermiere deve tenere ben lontano da sé, riconoscendo e rispettando la differenza dei principi degli assistiti al fine di erogare un’assistenza veramente efficace ed efficiente.    Il Nursing Transculturale, declinato da Madeline Leininger nel 1977, rappresenta una specialità infermieristica che consiste nell’erogazione dell’assistenza in un contesto nel quale interagiscono culture differenti.

I principi che guidano il Nursing Transculturale sono:

–accoglienza e rispetto di ciascun individuo come essere unico e irripetibile;

–conoscenza dei problemi prioritari di salute che colpiscono determinati gruppi culturali;

–accertamento del substrato culturale e delle credenze relative alle pratiche sanitaria;

–elaborazione di un piano di assistenza compatibile con il sistema di credenze sulla salute di ogni individuo.

Se si considera che il retroterra culturale influenza le azioni e le reazioni di ciascun individuo all’ambiente e alle situazioni nuove che si trova a vivere, non è difficile intuire come acquisire competenze transculturali rappresenti un ulteriore progresso per la professione infermieristica: un passo avanti verso l’erogazione di prestazioni assistenziali che, oltre a tutto il resto, non feriscano la dignità culturale, parte importante della dignità dell’individuo.

  • Apprendere una lingua straniera: è impensabile conoscere tutte le lingue ed è sempre più presente nei setting assistenziali la figura dell’interprete/mediatore culturale; nonostante questo, la conoscenza di una lingua straniera da parte del professionista infermiere è raccomandabile per colmare i gap comunicazionali;
  • aggiornare le tecniche relazionali: è fondamentale conoscere come alcune tra le più frequenti sfumature delle attività assistenziali comprendano elementi che assumono valori differenti da persona a persona, ad esempio:
  • contatto visivo: il guardare in maniera prolungata negli occhi può rappresentare cosa gradita, oppure qualcosa di offensivo o di lesivo della propria intimità;
  • contatto fisico: ci sono culture che prevedono l’impossibilità per un uomo, seppur operatore sanitario, di eseguire un esame fisico su una donna, altre che vedono una forma di scortesia nel contatto della testa, poiché “contenitore” dello spirito, ecc.;
  • spazi e distanze: la riduzione dello spazio personale è spesso recepito come un disagio;
  • approfondire aspetti biologici e culturali: è opportuno acquisire familiarità con le principali differenze fisiche fra i vari gruppi etnici e con le principali credenze culturali e sanitarie per progettare un piano di assistenza adeguato (ad es. non trascurare il fattore alimentazione e come il cibo possa rappresentare una ricompensa o una punizione, prevedere il digiuno, l’eliminazione di determinati alimenti o rituali particolari);
  • coinvolgere l’assistito: al fine di conoscere i suoi modelli di coping e di favorire i rituali che la persona ritiene utili alla propria guarigione (qualora non controindicati e/o dannosi);
  • rispettare l’assistito: evitare di ridicolizzare, in forma verbale o non verbale, qualsiasi convinzione o pratica culturale e scusarsi con la persona se le credenze culturali vengono in qualche modo violate.