MEDICINA PENITENZIARIA

MEDICINA PENITENZIARIA

Una realtà che deve confrontarsi sempre più con comunità sovraffollate e multietniche alle prese con un numero crescente di disagi, in un panorama in continuo mutamento degli indirizzi normativi e di competenze tuttora da definire, ma che confermano la specificità del medico penitenziario come “specialista della salute in carcere”. Dei 59.840 detenuti ristretti attualmente nelle carceri italiane, 19.784 sono stranieri, una percentuale del 33,4%, che rende ancora più impegnativo il lavoro del personale impegnato negli istituti.

L’aumento dei flussi migratori rappresenta oggi una sfida di carattere sociale, culturale e politico per tutte le democrazie del nuovo mondo. In questo scenario il carcere resta un osservatorio privilegiato, segnalando ed anticipando i problemi e le difficoltà d’integrazione degli stranieri.

Il carcere, però, non è solo il luogo della forzata convivenza, ma si pone anche come il luogo possibile d’incontro-integrazione e prevenzione in materia sociale e sanitaria. Ciò che rappresenta la nuova e irrisolta sfida è il “dopo carcere”.

Essendo ancora molto ridotta la rete sociale e di sostegno, il ritorno al crimine e quindi al carcere è un fenomeno quasi inevitabile che umilia l’individuo migrante, ma anche la società del diritto e delle relazioni. Grande attenzione è stata quindi dedicata ai problemi della popolazione detenuta extracomunitaria, e a tutti quegli aspetti etici, etnici e giuridici che la caratterizzano.

Il Congresso ha fatto il punto, attraverso varie tavole rotonde, sull’assetto attuale della medicina penitenziaria, configurando possibili scenari futuri e proficue sinergie tra ministero della Giustizia e Servizio Sanitario Nazionale, tendenti ad assicurare i requisiti minimi per l’assistenza sanitaria negli istituti di pena.

In questo ambito il dibattito ha affrontato il difficile rapporto tra medico e paziente basato su scelte obbligatorie, diversamente da come avviene nella società libera, che impegna maggiormente la deontologia professionale e l’etica del medico.

Gli aspetti relativi alla popolazione tossicodipendente detenuta sono stati approfonditi attraverso gli aspetti clinici, psicologici e terapeutici e sulla base anche dei risultati derivanti dall’avvio del progetto “DAP prima”, con l’analisi dei protocolli terapeutici adottati dal Sert, in un quadro d’armonizzazione d’interventi tra Servizio Sanitario Penitenziario e Servizio Sanitario Nazionale.

L’aggiornamento professionale è stato promosso dalla sessione di Infettivologia penitenziaria, in cui sono state illustrate le ultime acquisizioni in tema di malattie infettive, in particolare di HIV ed epatiti, e dei progressi ottenuti con le nuove terapie, controlli diagnostici e gestione del paziente.

Sono stati presentati inoltre i risultati del progetto “In & OUT”, finalizzato alla prevenzione della trasmissione dell’HIV in carcere grazie ad un’educazione sanitaria diffusa a tutta la popolazione detenuta.

La sessione di Dermatologia ha evidenziato alcuni aspetti clinici delle infezioni erpetiche, dalle infezioni cutanee microbiche e micotiche al sarcoma di Kaposi quale manifestazione clinica di malattia HIV, e ai loro orientamenti diagnostici e terapeutici.

Grande attenzione è stata dedicata inoltre alle problematiche cardiovascolari, molto presenti nella popolazione detenuta, dal primo soccorso in carcere all’aggiornamento diagnostico e terapeutico.

Una sezione è stata dedicata, infine, alle cause dell’incremento dei suicidi in carcere, evidenziando la particolare importanza di quei fattori scatenanti, cosiddetti psico-sociali, che si associano a specifiche aree di vulnerabilità che entrano in gioco in maniera poco prevedibile.

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