DIFFERENZA SINDACATI E COLLEGIO IPASVI

DIFFERENZA SINDACATI E COLLEGIO IPASVI

 

L’ente ordinistico ha due finalità precise:

  • La prima è la tutela del cittadino/utente che ha il diritto, sancito dalla Costituzione, di ricevere prestazioni sanitarie da personale qualificato, in possesso di uno specifico titolo abilitante, senza pendenze rilevanti con la giustizia ecc.
  • La seconda finalità è rivolta agli infermieri iscritti all’Albo che il Collegio è tenuto a tutelare nella loro professionalità, esercitando il potere disciplinare, contrastando l’abusivismo, vigilando sul rispetto del Codice deontologico favorendo la crescita culturale degli iscritti, garantendo l’informazione e la formazione, offrendo servizi di supporto per un corretto esercizio professionale.

Il sindacato, invece, ha il preciso ruolo di esercitare il potere e le competenze contrattuali nel mondo del lavoro, vigilando la rispettosa applicazione del contratto che, per altro, sottoscrive e applica a livello nazionale e nelle sue trattative decentrate.

Il Sindacato ha un canale privilegiato, previsto per legge, attraverso il quale comunica e tratta con i datori di lavoro ai tavoli individuati esprimendo parere favorevole o contrario (ovviamente con integrazioni e modifiche) a tutto ciò che è concernente l’organizzazione del lavoro e la sua parte economica.

Il non rispetto delle trattative aziendali da parte del datore di lavoro è perseguibile legalmente come comportamento antisindacale.

Come vedete la prima sostanziale differenza, che non viene spesso colta, è che il Collegio esercita come mission principale un’azione a tutela del cittadino garantendo che chi si proclama infermiere lo sia veramente, che abbia perseguito il giusto percorso di studi che non abbia riportato condanne penali o azioni disciplinari ecc.

Il Sindacato si rivolge esclusivamente alla tutela del lavoratore. Nel nostro caso professionale, per le finalità utilitaristiche dell’infermiere nei confronti della salute del cittadino, indirettamente il sindacato promuove anche un servizio nei confronti dell’utenza (un lavoratore infermiere sereno riconosciuto e tutelato nei suoi diritti offre un’assistenza più serena e di qualità).

    La parte economica e tutto ciò che ne consegue – straordinari, scatti di fascia, posizioni organizzative – è materia contrattuale e quindi esclusivamente sindacale.

Il Collegio cercando di promuovere l’immagine dell’infermiere nell’opinione pubblica e nei contesti politici ovviamente può influenzare gli stessi contesti oltre a supportare le richieste di un adeguamento contrattuale da parte dei sindacati ma certo non può andare a contrattare e parlare di aspetti contrattuali con nessuno.

Un Collegio può intervenire per chiedere alle Aziende percorsi di selezioni trasparenti, rispettosi della professionalità e delle competenze nei suoi criteri valutativi, può discutere sullo “skill mix” professionale, obiettare e lottare per avere un numero di infermieri adeguato alla casistica epidemiologica.

Poniamo i frequenti casi di infermieri che vengono trasferiti in altri contesti per motivi organizzativi. La questione è di carattere organizzativo e rigidamente normata ed è quindi il sindacato a intervenire nei limiti di ciò che è legale e ciò che non lo è.

Nel mentre il Collegio si appella nel mantenere le competenze maturate da un professionista chiedendo comunque che sia garantito un percorso formativo di adeguamento in materia di competenze, formazione ed esperienza per la tutela e la sicurezza del professionista ma anche dell’utenza e del cittadino.

Il sindacato discute di dotazioni organiche, il Collegio di fabbisogno infermieristico e rapporto infermiere/utente sulla base delle evidenze scientifiche che indagano la complessità assistenziale.

Nessun tavolo di discussione è obbligatorio con il Collegio anche se intelligenza e buon senso vuole che ogni azienda pubblica o privata che sia coinvolga e ascolti i vari stakeholders cioè tutti quei soggetti che a vario titolo hanno voce in capitolo di politica socio sanitaria.

Il Sindacato può invocare un comportamento antisindacale fino a procedere verso lo stato di agitazione del personale e quindi lo sciopero. Il collegio non può invocare alcunché, ma solo pressare politicamente e mediaticamente un percorso che ritiene infondato e sbagliato.

Ovviamente può organizzare una manifestazione, ma che non ha le tutele e la forza legale dello sciopero. Certamente su delibere che ledono la professione ricorre per vie legali.

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